domenica 20 dicembre 2015

Manda Bala

“You either steal with a gun or a pen. Look, how do the politicians steals? With a pen.”
(“Puoi rubare con una pistola o una penna. Guarda, come fanno i politici a rubare? Con una penna.”)
Se si dovesse riassumere questo film-inchiesta in una frase, questa sarebbe senza dubbio quella che meglio lo rispecchierebbe. E’ attorno ad essa infatti che Jason Kohn intreccia sapientemente più fili che fanno parte di una stessa matassa. Da una parte c’è il fulgido mondo della politica dominato da personaggi corrotti, dall’altra c’è ne un altro , sotterraneo, ma non per questo meno appariscente: è il mondo della povera gente e dei poveri che vivono nelle baracche in condizioni al limite dell’umanità, è il mondo dei trafficanti e dei sequestri di persona.

Una serie di interviste fatte a persone di diverse estrazioni sociali, ci guidano in un viaggio alla scoperta di una città e di un paese dove il più ricco vive a scapito del più povero e dove il più povero a sua volta, per sopravvivere, “morde” il più ricco. Una retrospettiva senza dubbio molto interessante che ci permette di osservare le stesse situazioni con occhi completamente diversi; per esempio dal punto di vista del chirurgo plastico Dr. Juarez Avelar che si è specializzato nel “riattaccare” quelle parti anatomiche che i sequestratori amputano ai rapiti per mandarle alle loro famiglie, o del sequestratore Magrinho che non ricorda la prima volta che ha ucciso e che vede la sua attività come un qualsiasi altro lavoro, un modo di procurarsi da vivere come un altro.

Due mondi, quello della politica e dei sequestri, opposti ma allo stesso tempo legati da un fine comune, l’arricchimento e il denaro. Ogni mezzo per raggiungere lo scopo è lecito e ognuno si ingegna con i mezzi che ha. Jason Kohn getta luce su un aspetto tetro e a molti nascosto e sconosciuto di un paese famoso per ben altro.



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